Chiunque abbia necessità di trasportare un prodotto in sicurezza lo sa bene: gli imballaggi protettivi sono la scelta migliore non solo per evitare danni o rotture (specie degli oggetti più delicati) ma anche per scongiurare il rischio di compromettere in maniera irreversibile sia il trasporto sia la vendita del prodotto interessato. Un importante aiuto, insomma, la cui richiesta da parte delle aziende è negli ultimi anni aumentata, complice un vero e proprio cambiamento degli stili di vita (e, dunque, delle filosofie di acquisto) degli utenti.

Il mercato, consapevole di tali necessità, ha nel tempo messo a punto un gran numero di imballaggi protettivi, che variano per forma, consistenza, materiale e costo a seconda del grado di protezione che devono fornire. Come fare, dunque, per orientarsi tra le tante proposte a disposizione? In questo articolo andremo alla scoperta degli imballaggi protettivi più diffusi sul mercato, con un occhio di riguardo per il costo sia di acquisto sia in termini di impronta ambientale dei materiali utilizzati.

1. Patatine in polistirolo

Si tratta di uno dei più classici riempitivi presenti sul mercato che, con la sua capacità di saturazione degli spazi all’interno di un imballaggio, protegge il prodotto ivi contenuto da vibrazioni, spostamenti e urti.

Piccole e leggere, le patatine in polistirolo, dalla classica forma a “3”, hanno un costo contenuto ma potrebbero rappresentare un problema dal punto di vista dell’inquinamento: queste ultime, infatti, se non correttamente smaltite, rischiano di presentarsi come uno strumento oneroso in termini di inquinamento atmosferico e idrico, senza dimenticare che ogni attività di riciclo è legata a processi e tecnologie che inquinano e, a loro volta, creano altri tipi di scarti che andranno smaltiti in modi diversi.

Pertanto, alternative ecologiche alle patatine in polistirolo sono senza dubbio quelle in polistirene riciclato (che si decompongono a contatto con l’acqua e non lasciano alcuno scarto tossico) e quelle fabbricate con materiale bio, quale amido di mais o di piselli e acqua. In questi casi, tuttavia, le materie prime usate, il loro approvvigionamento e la loro lavorazione, fanno lievitare il prezzo del prodotto finito, rendendolo assai meno conveniente rispetto al polistirolo tradizionale.

2. Pluriball e cuscini ad aria

Un discorso di questo tipo vale anche per un altro materiale plastico spesso utilizzato come riempitivo con funzione anti-shock per i prodotti da trasportare: parliamo del pluriball, detto anche film a bolle.

Pur con un costo ridotto, infatti, anche il pluriball e i cuscini ad aria portano con i sé i consueti problemi di smaltimento e di inquinamento. Peraltro, un uso ottimale del pluriball prevede che l’oggetto da trasportare venga avvolto con almeno due strati di tale materiale e, specie per gli oggetti di grandi dimensioni, con pluriball a bolle grandi o con un discreto quantitativo di cuscini ad aria.
Elementi, questi, che fanno aumentare il peso del pacco e lievitare i tempi di preparazione dell’imballo, per un complessivo aumento dei costi operativi.

Anche nel caso del pluriball, poi, esiste una variante bio in plastica riciclata, il cui prezzo è tuttavia molto alto, proprio come quello dei cuscini ad aria composti da amido di mais o da additivi che accelerano la decomposizione del materiale del 50%.

3. Carta e cartone

Leggeri, maneggevoli e resistenti, carta e cartone assolvono perfettamente sia alla funzione di riempimento sia a quella di protezione del prodotto da trasportare.

La carta da imballaggio detta “kraft”, il cui grado di resistenza è maggiore rispetto a un foglio di carta ordinario, si presenta come una lastra di cellulosa grezza color avana ed è presente sul mercato anche nelle variabili in carta riciclata e naturale (più onerose rispetto alla variabile classica, ma in entrambi i casi attente all’ambiente). L’impiego della carta da imballaggio è semplice e immediato: in pochi gesti è infatti possibile accartocciare e sistemare i fogli attorno al prodotto che si vuole trasportare, assicurandogli protezione e bloccaggio.

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Solido, resistente alle perforazioni, ma anche malleabile e ripiegabile, il cartone è di certo tra gli imballaggi protettivi più adatti a ogni trasporto, sia esso di oggetti piccoli o grandi, fragili o solidi. Nella versione ondulata, le lastre, dotate di ondulatura flessibile e resistente, si avvolgono alla perfezione al prodotto che si intende trasportare, o possono essere arrotolate per creare spessore nei vuoti tra l’oggetto e la scatola. Nella versione di angolari e profili, invece, il cartone protegge gli angoli da eventuali urti e scalfitture e, grazie alla modularità, si applica facilmente senza rompersi.

In entrambi i casi si tratta di prodotti realizzati a partire da materiali di origine naturale (la cellulosa), spesso frutto di riciclo e a loro volta perfettamente inseriti in un sistema virtuoso di riutilizzo. Elementi, questi, che riducono la produzione di rifiuti, abbattono i costi non solo di produzione ma anche di smaltimento e rendono carta e cartone non solo ottimi imballaggi ma anche la scelta migliore per rispettare l’ambiente… e per il portafogli!

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